• Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
alvisegarbin

alvisegarbin

Fotografia oltre lo scatto

  • home
  • articoli
    • analisi
    • opinioni
    • sguardo
    • sul campo
  • Chi sono
  • Privacy Policy
Ti trovi qui: Home / Opinioni / La macchina non è il fotografo

La macchina non è il fotografo

3 Luglio 2026

alvise_garbin

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo che raccontava l’entusiasmo di una fotografa professionista dopo aver scoperto una nuova fotocamera. Un testo scritto con passione, sincero, capace di trasmettere il piacere di aver ritrovato un modo diverso di vivere la fotografia. Fin qui nulla da dire. Anzi, è sempre bello leggere di qualcuno che torna ad emozionarsi impugnando una macchina fotografica. C’è però un passaggio che mi ha fatto riflettere molto più dell’intero articolo. L’autrice raccontava che, grazie alle simulazioni pellicola integrate nella fotocamera, avrebbe finalmente potuto dimenticare la postproduzione e limitarsi a fotografare.

È una frase che, probabilmente, molti leggerebbero senza soffermarsi troppo. Io, invece, ci sono rimasto a pensare per parecchio tempo. Non perché abbia qualcosa contro quella fotocamera, né tantomeno contro le simulazioni pellicola, che considero uno strumento interessante e, in molti casi, anche piacevole da utilizzare. Quello che mi lascia perplesso è il principio che sembra nascondersi dietro un’affermazione di questo tipo. Quando iniziamo a delegare le nostre decisioni creative alla macchina fotografica, stiamo davvero fotografando oppure stiamo semplicemente accettando le decisioni di qualcun altro?

Viviamo un periodo straordinario dal punto di vista tecnologico. Le fotocamere mettono a fuoco quasi da sole, riconoscono occhi, volti, animali, automobili, correggono l’esposizione, riducono il rumore, stabilizzano immagini impensabili fino a pochi anni fa. Oggi arrivano anche le simulazioni pellicola, i preset incorporati, i profili colore progettati per restituire fotografie già “finite”. Tutto questo rappresenta un enorme progresso tecnico e non avrebbe alcun senso negarlo. Il problema nasce quando iniziamo a confondere un aiuto tecnico con una scelta creativa.

Ogni fotografia è il risultato di centinaia di decisioni. Alcune sono evidenti, altre quasi invisibili. Scegliamo un’inquadratura, una focale, un momento, una distanza, una profondità di campo, un’esposizione. Successivamente scegliamo anche un linguaggio cromatico, un contrasto, una resa delle ombre, una temperatura colore. Tutte queste decisioni costruiscono il nostro modo di fotografare. Se una parte di queste scelte viene demandata automaticamente alla macchina fotografica non c’è nulla di sbagliato, purché sia il fotografo ad aver deciso consapevolmente di delegarle. Il problema nasce quando smettiamo di considerarle decisioni.

Qualcuno potrebbe obiettare che le simulazioni pellicola non sono altro che preset particolarmente evoluti. Ed è vero. Ma proprio per questo mi viene spontaneo fare una domanda. Se per anni abbiamo sostenuto che applicare sempre lo stesso preset a fotografie completamente diverse impoverisce il linguaggio di un autore, perché lo stesso ragionamento dovrebbe cambiare soltanto perché quel preset è installato direttamente nella macchina fotografica?

La tecnologia dovrebbe liberarci dai problemi tecnici, non dal pensiero. Dovrebbe permetterci di concentrarci maggiormente sulla fotografia, non convincerci che alcune decisioni non ci appartengano più. È una differenza sottile, ma fondamentale. Un autofocus moderno mi aiuta a ottenere una fotografia nitida. Non sceglie quale fotografia raccontare. Una simulazione pellicola può suggerirmi una determinata atmosfera. Non dovrebbe diventare il mio stile semplicemente perché è disponibile nel menu della fotocamera.

Mi capita spesso di sentire dire che alcune macchine fotografiche “fanno venire voglia di fotografare”. È una frase che comprendo perfettamente. Una fotocamera compatta, leggera e piacevole da utilizzare può davvero invogliare a uscire di casa con maggiore frequenza. Ma credo sia importante non confondere due aspetti completamente diversi. Una macchina fotografica può rendere più piacevole fotografare. Non può insegnare a guardare.

Lo sguardo non si acquista insieme a un corpo macchina. Non è contenuto in una simulazione pellicola, in un algoritmo o in un aggiornamento firmware. Lo sguardo nasce dall’esperienza, dall’osservazione, dagli errori, dalla cultura visiva, dalla capacità di raccontare una storia. È qualcosa che nessuna azienda può progettare e nessun negozio può vendere.

Forse è proprio questo il motivo per cui continuo a pensare che il ruolo del fotografo non sia mai stato così importante. In un mondo nel quale le macchine prendono decisioni sempre più sofisticate, il valore di un professionista non consiste nel possedere l’attrezzatura più moderna, ma nel continuare a prendere decisioni che nessuna macchina sarà mai in grado di prendere al suo posto.

Per questo motivo non credo che il futuro della fotografia consista nell’affidare sempre più scelte agli algoritmi. Credo esattamente il contrario. Penso che il futuro appartenga ai fotografi capaci di utilizzare la tecnologia senza diventarne dipendenti, ricordandosi che ogni innovazione dovrebbe ampliare le possibilità espressive, non ridurre il numero delle decisioni da prendere.

Perché una macchina fotografica può essere straordinaria, può essere innovativa, può perfino cambiare il nostro modo di lavorare. Ma una cosa non dovrebbe mai fare: sostituirsi al fotografo.

Archiviato in:Opinioni

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Musica e fotografia: la volta che ne parlai con DIO
  • Fotografia sociale: quando fotografare significa osservare la società
  • La macchina non è il fotografo
  • Imparare a riconoscere una fotografia
  • Quando una fotografia dovrà dimostrare di essere vera
  • Perché questa fotografia di Avedon continua ad essere perfetta
  • La fotografia inizia prima dello scatto
  • È ora che i fotografi tornino a fare i fotografi

CATEGORIE DI ARTICOLI

Analisi

Opinioni

Sguardo

Sul Campo

Footer

Alvise Garbin

Lavoro come fotografo e formatore presso lo Studio 911foto di Padova.

Se desideri contattarmi puoi scrivere al mio indirizzo email: alvise@911foto.com

CATEGORIE DI ARTICOLI

Analisi

Opinioni

Sguardo

Sul Campo

Copyright © 2026 · Alvise Garbin Accedi
Privacy